1) La forma cinematografica del cortometraggio si è affermata ampiamente nel mercato, con la diffusione delle televisioni satellitari e via cavo e della rete telematica. Anche per questo, nei suoi confronti è cresciuto l’interesse delle case di produzione, degli autori, di pubblico e critica.
2) Fino a qualche anno fa, il cortometraggio era considerato una prova di regia, in vista della realizzazione di un lungometraggio. Nella migliore delle ipotesi, il corto rappresentava la dimostrazione di forza e di abilità di importanti case di produzione e di postproduzione. Nonostante questi due aspetti prevalgano spesso anche oggi, i cortometraggi hanno una completa autonomia formale e una solida indipendenza di genere. Un corto è un film.
3) Lo spot cinematografico è un genere di cortometraggio. Le sue caratteristiche sono la rapidità e la fusione di cinema e linguaggio pubblicitario. Uno spot cinematografico non pubblicizza altro che la propria creatività.
4) Gli spot cinematografici hanno tre principi formali: inquadrature significanti, suono significante e montaggio essenziale. Un corto non perde tempo. Lascia al pubblico la libertà di approssimazione e disattenzione. Gli spettatori sono l’obiettivo della produzione. Gli spot cinematografici non vogliono essere capìti, si fanno capire. Separare cultura e intrattenimento è un errore.
5) Il pressante sviluppo delle nuove tecnologie ha messo a servizio della creatività un vasto potenziale produttivo. La pubblicità ha saputo sfruttarlo ampiamente, senza intaccare il potere delle idee. A vincere i grandi premi internazionali sono spesso creatività low budget. Il pubblico è abituato a un linguaggio semplice, originale e significativo. Anzi, oggi se lo aspetta. I tagli brevi, 30 e 60 secondi, non tolgono nulla all’efficacia narrativa di uno spot.
6) Il cinema ha avuto in passato un pregiudizio qualitativo nei confronti della pubblicità. A ben giudicare, oggi si potrebbe capovolgere la situazione. La produzione di cortometraggi ha subìto un pregiudizio qualitativo nei confronti dei lungometraggi. Molti corti vogliono essere lunghi. E ne pagano il prezzo. Diventano noiosamente lunghi per gli spettatori. Un corto è un corto.
7) Il realismo cinematografico corre il rischio della superficialità, se applicato alla forma del cortometraggio. Capacità di sintesi, realismo fantastico, storie e immagini evocative la arricchiscono. Il valore di un corto è nella qualità delle domande che pone al pubblico. Un corto è riuscito, quando lo spettatore vuole rivederlo. La rivedibilità è anche un plusvalore essenziale per il mercato.
Ad oggi la rivoluzione digitale non ha scalfito il valore cinematografico della pellicola. Lo ha, invece, profondamente accresciuto in ogni stadio della produzione. Anche chi, come i registi di Dogma, con una scelta radicale in fase di ripresa ha basato il proprio cinema sulla tecnologia digitale, in fase di proiezione non ha rinunciato al riversamento su pellicola.
9) Il progresso tecnologico nella produzione di audio immagini ha aumentato le possibilità di scrivere storie e di raccontarle audiovisivamente. Oggi esistono molti strumenti non convenzionali per produrre cinema. Da Hollywood al cinema asiatico, sono molti i registi che hanno girato con webcam, macchine fotografiche e videotelefonini. L’esperienza ha dimostrato che gli spettatori accettano la bassa qualità in misura direttamente proporzionale al valore delle storie. Ai nuovi strumenti non convenzionali corrispondono nuovi strumenti di proiezione: internet e videotelefonini. Il cinema è racconto audiovisivo.












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